Elezioni e ripresa sono indipendenti

 Le elezioni generano attesa e l’instabilità nell’aria non attira gli investimenti ma questo non vuol dire che ci sia un legame diretto anche con l’economia reale del nostro paese. Infatti, se il mondo della finanza spera di venire presto a capo del governo e del parlamento italiani, lo stesso non possono dire gli industriali.

Le previsioni di Intesa Sanpaolo sulle imprese

Per loro il percorso si fa di giorno in giorno più tortuoso. Infatti, come dice anche Intesa Sanpaolo, entro il 2013, il 20 per cento delle aziende italiane chiuderà i battenti, una PMI su cinque, dichiarerà il fallimento. Il risultato delle elezioni, ormai sembra chiaro, non riuscirà ad invertire questa tendenza.

L’accordo europeo sui bilanci degli stati membri

Il declino economico tricolore non è ancora arrivato al capolinea e il prossimo governo dovrà comunque ereditare una sfida: rendere l’economia italiana competitiva sullo scacchiere europeo ed internazionale. Per far sì che la sfida sia portata a termine, gli investitori si augurano la vittoria di una coalizione di centro sinistra, guidata da Pier Luigi Bersani e sostenuta dall’ex premier tecnico Monti e dalla compagine moderata.

Uno scenario come questo è possibile, dicono alcuni sondaggisti, al 50-60%. Un neo che oscura la possibile maggioranza del PD è legato agli scandali finanziari del Monte dei Paschi dove il coinvolgimento del management di sinistra è stato eccessivo.

Le previsioni di Intesa Sanpaolo sulle imprese

 La crescita nel nostro paese sarà ancora più lenta del previsto e per questo le previsioni sul futuro non sono più rosee come dicevano all’inizio dell’anno. Anche Mario Draghi e gli altri rappresentanti degli Stati membri, hanno applaudito all’Italia e ai progressi fatti fino a questo momento, aggiungendo che è necessario il sostegno di tutta l’Europa.

Elezioni e ripresa sono indipendenti

Le banche d’affari, intanto, mantengono un atteggiamento cauto nei confronti dell’Italia che, come terreno d’investimento, sta perdendo appeal giorno dopo giorno. Sicuramente molta parte di questa situazione è legata all’attesa delle elezioni, ma per il resto il declino di alcuni settori produttivi nostrani è evidente.

Intesa Sanpaolo torna competitiva con il tasso fisso

C’è un’ultima previsione molto interessante, fatta da Intesa Sanpaolo: entro il 2013, il 20 per cento delle imprese italiane è destinato al fallimento. Questo vuol dire che l’onda lunga delle recessione non si arresta e moriranno almeno un’impresa produttiva su cinque.

Mutuo Domus Varibile di Intesa Sanpaolo

Enrico Cucchiaini, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha fotografato l’andamento delle imprese negli ultimi tre anni. Dopo tre anni di crescita al ritmo del +35% e +50%, adesso di parla di un’analoga contrazione del mercato e degli attori che lo animano.

Questa situazione che risente anche del credit crunch della crisi, renderà ancora più difficile il lavoro delle banche, poco disponibili a correre numerosi rischi al prezzo del non rimborso.

L’accordo europeo sui bilanci degli stati membri

 L’Europa prova a risorgere e lo fa mettendo un po’ d’ordine nella normativa comunitaria. In questo momento, archiviate le questioni monetarie sollevate prima e durante il G20, l’UE si concentra sui bilanci. Alla Commissione Europea è stato assegnato un maggior potere di controllo e coordinamento delle politiche di bilancio dei paesi membri dell’Unione e le regole definite potrebbero essere in vigore già a partire dal 2014.

Saldo positivo per l’export italiano

Secondo il Commissario europeo agli Affari economici e monetari, in Europa, questo provvedimento, è da salutare come un rinforzo all’attività di governance. Un modo per rendere più stringenti gli interventi sul deficit pubblico. Il pacchetto di provvedimenti che è stato approvato, prevede che si costituisca un gruppo di esperti che devono garantire all’Europa di uscire dalla crisi del debito.

Draghi ripete ancora che non c’è una guerra di valute

L’Italia, che dovrebbe essere uno dei paesi maggiormente interessati dall’iniziativa europea, in questo momento non può occuparsene, perché al centro del dibattito c’è l’attesa per le elezioni politiche. Tutti, in ogni caso, si augurano che il vincitore della competizione, il prossimo premier, sia sostenuto e garantisca un governo stabile, in grado di affrontare i nodi strutturali dell’economia del Belpaese.

Si tratta di una conditio sine qua non riportare gli investimenti nel nostro paese. E a niente serve insistere sul fatto che l’euro scoraggia le iniziative, visto che l’apprezzamento della moneta unica e la corrispondente svalutazione di dollaro e yen, non sono collegate al calo delle esportazioni.

Per le auto aziendali doppio giro di vite

 La riduzione delle agevolazione e la scadenza di alcuni “‘privilegi” ha gettato nel panico l’America alla fine dell’anno scorso tanto che il presidente Obama, al suo secondo mandato, ha dovuto subito affrontare la questione del fiscal cliff e, per il momento, tante agevolazioni sono state confermate per dare il tempo a tutti di assorbire il prossimo new deal fiscale.

 Tutte le novità fiscali del 2013

In Italia non è stato altrettanto drammatico, ma il giro di vite del fisco ha mietuto qualche vittima. Per esempio, dall’inizio del 2013, è stata modificata tutta la normativa sulla deducibilità dei costi delle auto aziendali, o delle auto usate dai professionisti.

I benefici ai dipendenti nei quadri Ias e Ifrs

Il primo giro di vite è arrivato con la legge Fornero 92/2012 (articolo 4 comma 72), poi c’è stata una conferma e un altro giro di vite con la legge di Stabilità 2013. Le due normative, però, non essendo perfettamente congruenti, hanno generato dei problemi interpretativi  e così è stata l’Agenzia delle Entrate a prendere il toro per le Corna.

UNICO 2013 PF: beni aziendali concessi e acconti

La circolare 1/2013 parla proprio di questo argomento e spiega che resta invariata la deducibilità integrale soltanto per i veicoli adibiti ad uso pubblico, per esempio i taxi e per quelli che sono usati soltanto come beni strumentali nell’attività dell’impresa, quindi ad esempio le auto a noleggio.

 

Il promoter non è da considerare un collaboratore

 Il fisco batte cassa e necessariamente si opera una riflessione non confinata alle aliquote contributive, ma anche alle problematiche di natura professionale. Una recente precisazione del Ministero del Lavoro, nel dettaglio, va a mischiare le carte nel mazzo delle associazioni non profit.

Nuove aliquote INPS per la Gestione Separata

E’ stato definito, infatti, che i promoter, i famosi dialogatori, spesso assoldati dalle organizzazioni non profit e dalle Onlus, non possono essere considerati dei collaboratori, per cui i committenti non possono stipulare con loro un contratto di collaborazione coordinata e continuativa oppure un contratto a progetto. Lo stesso discorso, all’interno delle ONLUS, è fatto per coloro che svolgono lavori con finalità socio-assistenziali e sanitarie.

Hollande pronto a riformare il mercato del lavoro

Di recente, sempre rispetto ai contratti a progetto, sono state definite le aliquote INPS. I lavoratori a progetto, iscritti alla Gestione Separata, sono considerati dal settore previdenziale dei parasubordinati.

Mutuo on off per lavoratori a progetto

Fatto salvo questo particolare, l’intento del legislatore è quello di limitare l’uso dei contratti a progetto a tutte quelle attività professionali in cui il lavoro svolto è legato al raggiungimento di un risultato specifico, verificabile e non coincidente con l’oggetto sociale dell’impresa committente.

Questo tipo di chiarimenti, oltre che per i datori di lavoro, sono uno strumenti utile per gli ispettori. I datori di lavoro, quindi dovranno studiare altre forme contrattuali, probabilmente più onerose per l’organizzazione.

Nuove aliquote INPS per la Gestione Separata

 Il fisco batte cassa e lo fa partendo dal CUD che lancia la stagione fiscale 2013. Poi sarà la volta del 730 e infine del modello Unico, tanto per citare i modelli di dichiarazione più comuni nel nostro paese. Insieme all’imposta sul reddito delle persone fisiche, alcuni contribuenti dovranno provvedere anche al pagamento dei contributi previdenziali.

Il promoter non è da considerare un collaboratore

Una recente circolare dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, ha fatto chiarezza sulle aliquote da riferire alla Gestione Separata, una cassa alla quale generalmente sono iscritti sia i lavoratori parasubordinati, sia gli autonomi con partita IVA che non hanno una cassa professionale di riferimento.

Fisco e INPS uniti contro l’evasione

La circolare INPS da spulciare per avere la conferma di quanto stiamo per scrivere è la numero 27 del 12 febbraio 2013 dove si spiega che l’aliquota contributiva per gli iscritti alla Gestione Separata come lavoratori parasubordinati è stata aumentata al 20% mentre resta uguale quella per i lavoratori autonomi al 27,72%. In questa percentuale è compreso anche il contributo per la tutela della maternità, gli assegni famigliari, la malattia e la degenza ospedaliera, pari allo 0,72%.

Cosa cambia con l’aumento dell’IVA nel nostro Paese

Le aliquote indicate, chiaramente, corrispondono anche ad un massimale a un minimale di reddito. Il limite massimo per il 2013 è fissato a 99.034,00 euro, mentre il limite minimo è di 15.357,oo euro. I contributi, ripartiti in base al contratto, tra committente e collaboratore, devono essere pagati tramite il modello F24.

Guerra di valute ed esportazioni

 La guerra di valute non esiste, lo ha detto Mario Draghi nel discorso al Parlamento Europeo ma è stato accettato anche dai leader politici riuniti a Mosca per il G20. Ogni banca centrale ha la possibilità e il dovere di studiare la strategia finanziaria migliore per aiutare il proprio paese in difficoltà.

Gli ostacoli al new deal di Shinzo Abe

Dall’Europa, le proteste che si sono levate nei confronti delle scelte di Shinzo Abe e della Bank of Japan, quindi sono state eccessive. Un economista di origini danesi, però, ha cercato di capire se la relazione tra il volume delle esportazioni e il valore della moneta locale, tanto usato nei discorsi sulla guerra di valute, è realmente come lo descrivono i politici.

La ripresa ci sarà ma alla fine dell’anno

Il risultato, neanche a dirlo, è stato del tutto differente dalle aspettative. Delusi, quindi, tutti coloro che si aspettavano una conferma delle paure buttate sull’arena mediatica riguardo il fatto che la guerra di valute deprime le esportazioni, soprattutto in Europa. Un grafico, pubblicato sul blog di Lars Christensen, l’economista danese, ne è la prova.

Il calendario economico del 19 febbraio

La guerra di valute che si è scatenata a livello internazionale non ha ridotto in povertà l’Europa che ha dovuto fare sì i conti con l’apprezzamento dell’euro, dovuto alle azioni della Fed e della BoJ, ma la variazione dei prezzi ha salvato il Vecchio Continente.

L’Euro è più forte quindi, per l’allentamento monetario deciso per dollaro e yen, ma in America e in Giappone è stata così rilanciata la domanda interna e le importazioni, a tutto vantaggio dell’euro.

La ristrutturazione casa si paga con Findomestic

 Rat@web, al momento, è una delle migliori proposte per i prestiti finalizzati all’acquisto di elementi d’arredamento, perchè se poi si chiedono soldi liquidi, invece, la proposta migliore è quella confezionata da Fiditalia. Per i lavori di ristrutturazione casa e per i lavori legati al rifacimento degli impianti domestici, infine, il prestito migliore è quello di Findomestic con il Credito Lavori.

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Il prestito in questione è rivolto a lavoratori dipendenti, autonomi oppure ai pensionati e varia da un mino di 5000 ad un massimo di 39.999 euro. La durata prevista per il piano di rimborso è di massimo 84 mesi per gli importi fino a 14999 euro e di massimo 120 mesi per gli importi ancora superiori.

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Il TAN proposto è dell’8,20% fino a 10 mila euro, e si abbassa al 7,70% per gli importi tra 10 mila e 20 mila euro e diventa dell’8 per cento per i prestiti fino a 30 mila euro. Infine è dell’8,80% per i prestiti superiori a questa soglia. Non sono previste spese annuali o mensili e non ci sono costi per l’istruttoria della pratica, quindi gli unici oneri fiscali a carico del richiedente sono quelli stabiliti dalle norme italiane.

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Per il finanziamento può essere chiesta anche una fideiussione come garanzia della capacità di rimborso dell’aspirante debitore.

Le elezioni italiane e gli investimenti

 Nel nostro paese si avvicinano sempre di più le elezioni e il mondo della politica è in fermento. Condividono il fremito anche gli uomini della finanza che vogliono scoprire se da lunedì, portare i soldi nel nostro paese, investire in Italia, sarà di nuovo conveniente.

Le sfide economiche per l’Italia

Il voto in Italia, quindi, diventa importante per gli italiani ma anche per il resto dell’Europa e per gli Stati Uniti. In America, in particolar modo, gli investitori si stanno concentrando sui sondaggi elettorali, quelli elaborati ma mai pubblicati.

Alcune indiscrezioni sull’Italia post-elettorale, però, sono venute fuori. Per esempio, la fotografia degli investitori asiatici è molto simile al ritratto che ha tracciato di loro il ministro dell’Economia Vittorio Grilli: hanno fiducia sui BTp a breve termine mentre non credono che l’Italia resti nei confini della stabilità a lungo, tanto da deprecare i bond a lungo termine.

Il FT parla delle sfide del prossimo governo

E’ probabile che questa impressione sia stata di recente suffragata dagli scandali finanziari del Monte dei Paschi di Siena e di Finmeccanica. Certo è che la parola d’ordine, anche per il futuro, è: incertezza. Gli investitori stranieri, quindi, non solo asiatici, mantengono un atteggiamento che può essere definito prudente e sperano di scoprire l’alleanza più plausibile per garantire governabilità al paese.

I mercati si aspettano il duo Bersani-Monti e potrebbero rispondere con entusiasmo a questa possibilità ma è tutto ancora da vedere.

Crédit Agricole in perdita nel 2012

 Crédit Agricole ha registrato una perdita economica eclatante con riferimento all’anno d’esercizio 2012. Si parla di un buco di 6,5 miliardi di euro, un record, in senso negativo, che spazza via le peggiori performance della banca risalenti al 2001.

 Il BTp a 15 anni fa “strage di cuori”

Secondo molto analisti, le perdite precedenti erano legate al passaggio della banca dall’essere una struttura privata, all’essere una struttura pubblica. Mentre adesso a gravare sui conti francesi ci sono le ferite ancora aperte in Grecia e in Italia. Per esempio Crédit Agricole ha venduto la sua costola greca Emporiki ma sulla vendita, l’imposizione fiscale, è stata giudicata eccessiva. Si unisce a questo discorso anche quello sulle svalutazioni, di ben 4,53 miliardi di euro, legate agli asset italiani.

 Conto ProvaCi Più di Cariparma

Crédit Agricole, dunque, risulta penalizzata da quel che è accaduto nel Sud dell’Europa dove il gruppo bancario in questione aveva disseminato una serie d’importanti filiali. Mentre si è tirata fuori da Intesa Sanpaolo, Crédit Agricole è rimasta fortemente legata alla Cariparma che nell’ultimo trimestre del 2012 ha fatto segnare -1o milioni di euro e una svalutazione preoccupante sui crediti.

In Grecia, invece, quello che è accaduto è stato più drammatico visto che il gruppo francese ha pagato 2,2 miliardi di euro l’acquisizione di Emporiki e poi ha dovuto cedere la stessa banca greca al prezzo di 1 euro. Il piano che hanno in mente gli ad della banca adesso, sono relativi ad una riduzione dei costi che potrebbe avere effetto sul medio termine.