Electrolux non andrà via dall’Italia

 Parlando in commissione Industria al Senato Ernesto Ferrario, amministratore delegato di Electrolux ha precisato :«Vogliamo restare in Italia, non abbiamo alcuna intenzione di andare via».

Nel 2013 è stato boom di donne imprenditrici

 Anche se ancora lontani dal poter definire l’Italia un paese in cui le donne hanno le stesse possibilità degli uomini, gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere mostrano un chiaro segno di cambiamento di rotta.

La proiezione Unicredit sul Pil Eurozona +1,5% e Italia +0,7%

 Il processo di rilancio dei mercati è in progressione, il commercio mondiale è in ripresa, le prospettive di crescita nei paesi Ocse si basano su solidi segnali. Lo afferma il rapporto Outlook 2014 di UniCredit Research.

Questi miglioramenti si consolideranno nel corso del 2014, quando anche i paesi dell’Eurozona riprenderanno il passo ed entreranno in un ciclo virtuoso di ripresa sostenibile.

 

Per Standard nd Poor’s il Pil itaiano crescerà dello 0,5%

 

L’abbondante liquidità che caratterizza in questa fase le economie dei paesi più sviluppati potrà garantire un buon supporto ai mercati finanziari. Per il 2014 è prevedibile che la crescita del Pil nell’Eurozona salirà ad un tasso medio annuo del +1,5% rispetto al -0,4% del 2013, anche grazie all’incremento della domanda di beni strumentali, finora timida ed incerta.

Ciò si rifletterà con effetti positivi sul mercato del lavoro, sia pure con ritmi lenti e diseguali da paese a paese. Il conseguente rialzo dei consumi privati, anche se accompagnato da un alleggerimento della pressione fiscale e da bassa inflazione, rimarrà probabilmente moderato.

A livello di singoli paesi, secondo Unicredit, sarà la Germania, con un PIL a +2,5%, a fare da motrice della crescita; mentre l’ Italia segnerà un ritmo di sviluppo contenuto entro il limite di +0,7%.

In Italia, il ciclo di contenimento della spesa da parte di famiglie ed imprese è probabilmente finito: ciò nonostante i consumi privati si manterranno su valori modesti, considerato che i livelli occupazionali non si riprenderanno in tempi brevi e che il tasso di disoccupazione è destinato a crescere almeno fino a metà anno.

In questo scenario, il rapporto Unicredit prevede che il deficit potrà scendere nel 2014 sotto la soglia del 3% mentre il rapporto debito/pil calerà solo a partire dal 2015, dopo aver raggiunto nel 2014 un apice del 133,9%.

Letta e Barroso confermano la ripresa dell’Italia

 Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha confermato che l’Italia sta uscendo dalla recessione e che l’economia è inizata a crescere nell’ultimo trimestre dello scorso anno.

Letta ha parlato di dati non ancora di dominio pubblico ma a disposizione del governo che mostrano come nell’ultimo trimestre dello scorso anno l’Italia ha finalmente realizzatto dati di crescita. Letta ha confermato questa visione ai giornalisti a Bruxelles durante una visita alla Commissione europea.

 

Per Standard and Poor’s il Pil italiano crescerà dello 0,5%

 

L’Italia è la terza più grande economia della zona euro e ha subito una recessione record per lunghezza a partire dalla metà del 2011. Nel terzo trimestre del 2013 la contrazione si è quindi fermata.

Il Presidente del Consiglio ha detto che i dati del quarto trimestre permettono di avere una buona speranza che l’Italia raggiungerà i suoi obiettivi di crescita di almeno l’1% e il 2% nel 2014.

Negli ultimi tre anni, il nostro Paese ha sempre iniziato l’anno sotto la tempesta dell’emergenza finanziaria. Quest’anno, non è così e l’anno sta iniziando con la possibilità di fare scelte a medio e lungo termine. Sono queste le parole di Letta che vedono una crescita confermata dagli analisti seppure bassa.

Il Presidente della Commissione europea Barroso ha affermato che si è tutti d’accordo sul fatto che il 2014 possa segnare una vera svolta per l’Europa e per l’Italia e che la strategia globale contro crisi ha iniziato a mostrare alcuni risultati.

Sia Letta sia Barroso hanno però detto di stare attenti all’autocompiacimento, soprattutto alla luce delle elezioni europee di maggio nelle quali si teme il risultato dei partiti politici di estrema destra ed euroscettici.

Il trattato fiscale tra Italia e Svizzera

 Italia e Svizzera potrebbero concordare i termini di un nuovo trattato fiscale da maggio di quest’anno. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni lo ha confermato giovedì.

L’accordo affronterà la delicata questione dei capitali non dichiarati depositati da italiani nel Paese elvetico. La Svizzera è un paradiso fiscale per la fuga di capitali ed è vicina all’Italia. Con il quadro di un nuovo programma di comunicazione volontaria presentata dal governo si permette agli evasori fiscali di mettersi in regola. Ciò comporta il pagamento di tutte le imposte dovute e la rinuncia dell’anonimato, tra le altre cose.

 

Nuove regole contro l’evasione fiscale

 

Il trattato fiscale tra Italia e Svizzera riguarderà anche la tassazione dei lavoratori transfrontalieri e del comune italiano di Campione d’Italia nel cantone svizzero del Ticino, una revisione degli accordi di doppia imposizione e l’accesso ai mercati finanziari, ha detto Saccomanni. Inoltre, i dipendenti pubblici stabiliranno un accordo sulla scambio di informazioni tra i due Paesi.

Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha dichiarato, rispetto all’accordo che è stato raggiunto, che in futuro “non sarà possibile prevedere forme di anonimato nel nostro regime fiscale o di riduzione delle sanzioni diverse da quelle previste nella nostra legge. Chi ha capitali in Svizzera deve capire che si sta chiudendo il cerchio, erano in una situazione per cui a livello internazionale c’erano Paesi che garantivano l’anonimato, ora i giorni per gli evasori che non mettono in ordine i conti con il proprio Paese sono numerati”.

Il Presidente della Svizzera Didier Burkhalter ha invece detto: “la norma sugli scambi automatici di informazioni debba essere estesa anche ai Paesi membri dell’Ocse, del G20 e alle principali piazze finanziarie globali, in modo da diventare una norma globale reciproca”.

Segno più per il turismo europeo e Italia in calo

 In (quasi) tutta Europa il business del turismo è attestato stabile. Secondo i dati diffusi da Eurostat, l’ente europeo di statistica, nel 2013 il turismo nell’ambito dei paesi membri dell’Unione ha segnato una crescita dell’1,6% rispetto ai dodici mesi precedenti. In termini assoluti i pernottamenti turistici sono stati 2,6 miliardi.

Dopo la repentina diminuzione dei flussi turistici dovuta all’effetto 11 settembre, la crescita del comparto ha registrato in Europa una lunga serie positiva, interrotta solo nel 2008 e nel 2009 dall’esordio della crisi finanziaria.

 

Il turismo italiano verso l’uscita dalla crisi economica

 

Tra gli stati membri dell’Unione, la Francia si colloca al vertice, con un record assoluto di pernottamenti pari a 405 milioni di notti, ed un incremento dell’ +1,1% rispetto al 2012.

Il trend positivo vale anche per la Spagna che, con un incremento dell’1% sul 2012, ha cumulato 387 milioni di pernottamenti.

Tra le nazioni che hanno registrato ottimi incrementi percentuali nel numero di turisti ospitati spicca la Grecia con un +11,7%, seguita dalle performance di Malta (+7,8%), Lettonia (+7,3%), Regno Unito (+6,5%), Bulgaria (+6,2%), Slovacchia (+5,5%) ed Ungheria (+5%).

In controtendenza rispetto all’andamento generale vanno i numeri registrati dall’Italia, che segnalano un calo di presenze del 4,6% per un totale di 363 milioni di pernottamenti. L’Italia non è comunque l’unico Paese a dovere registrare un decremento dei soggiorni: lo stesso fenomeno ha interessato Cipro (-3,7%), Repubblica Ceca (-1,2%), Finlandia (-0,7%) e Belgio (-0,5%). Certo per il nostro Paese il dato fa più specie vista la vocazione turistica e la bellezza consciuta in tutto il mondo che dovrebbe attirare sempre più persone.

Italia, Francia e Spagna, insieme alla Germania e al Regno Unito, hanno catalizzato complessivamente il 70% del numero totale di notti trascorse nelle strutture alberghiere dell’Europa dei 28.

La ricerca italiana “impatta”

 Una recente indagine del governo inglese (rilevabile in http://bit.ly/1d4BNxq) ha messo in confronto la quantità di ricerche effettuate nei paesi più evoluti con il cosiddetto fattore di impatto, ossia il numero che indica quante volte uno studio sia stato citato per importanza e qualità in altri studi o riviste scientifiche.

Tra i paesi coinvolti nell’indagine (Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Francia, Giappone, Germania, Italia, Canada, Brasile, India, Russia) gli Stati Uniti si classificano al primo posto per numero di ricerche realizzate (il 24% del totale mondiale), ma quanto a fattore d’impatto si collocano alle spalle della Gran Bretagna, che vanta il primato mondiale del fattore d’impatto con l’1,6% di ricerche citate.

 

La fiducia dei consumatori è in crescita a gennaio

 

L’Italia, che realizza il 4% delle ricerche mondiali, si colloca la quinto posto per fattore d’impatto con un significativo 1,4%, uguale a quello della Germania  che però è titolare del 6% di ricerche globali) e leggermente superiore a quello della Francia, che produce il 5% della ricerca scientifica mondiale.

L a posizione dell’Italia acquista un particolare valore se si considera che il nostro paese investe in ricerca solo un modesto 1,25% del PIL, contro le aliquote maggiori rappresentate dal 2,88% della Germania, il 2,77% degli Stati Uniti, il 2,25% della Francia,l’ 1,77% della Gran Bretagna.

Alquanto negative le performance della ricerca russa, che a fronte di un 2% di ricerche prodotte sul totale mondiale, guadagna un fattore d’impatto pari solo allo 0,6% (inferiore a quello indiano e brasiliano), abbastanza modesto, come lo è quello della Cina che con il 17% della ricerca mondiale tocca un fattore d’impatto non che non supera lo 0,7%.

La fiducia dei consumatori è in crescita a gennaio

 La fiducia dei consumatori in Italia è salita nel mese di gennaio, invertendo la sua caduta del mese precedente. Lo stato d’animo delle famiglie è migliorato anche se la loro visione dell’economia è rimasta sostanzialmente stabile. Per l’Istat, l’indice di fiducia dei consumatori in Italia è salito a gennaio a 98,0 da 96,4 di dicembre, un dato rivisto al rialzo da 96,2.

Il piccolo aumento riflette il miglioramento del sentiment riguardo le famiglie e la loro situazione e il clima in generale, secondo uno studio mensile dell’Istat. Le prospettive per il futuro è rimangono stabili mentre la visione dell’economia è deteriorata in maniera modesta.

Nonostante la crescita, la fiducia dei consumatori in Italia è ancora ben al di sotto del livello raggiunto a 100,8 nel mese di settembre, ma ha invertito il calo del mese di dicembre, in un momento di confusione politica oltre che di imposte dovute.

 

Draghi afferma che la ripresa nell’Eurozona è ancora fragile

 

Le famiglie, che in Italia tendono ad avere basso debito e notevoli risparmi, hanno espresso atteggiamenti che mostrano più capacità di gestire i loro bilanci, la situazione economica e le aspettative private, e soprattutto, come dimostra l’istat, hanno riferito che la loro situazione non sta peggiorando.

I dettagli dell’indagine dell’Istat hanno mostrato che probabilmente questi dati riflettono una visione della disoccupazione, che è aumentata considerevolmente negli ultimi tre anni, in fase di stabilizzazione, anche se i consumatori non si aspettano una crescita dei posti di lavoro.

Le intenzioni di acquisto di automobili, di immobiliare o per la ristrutturazione delle case esistenti sono ulteriormente diminuite a livelli molto bassi. La fiducia è aumentata in tutte le regioni, ma il miglioramento maggiore è nel nord-est.

Gli stranieri investiranno nel mercato immobiliare italiano

 L’Italia è considerata nel mondo come la terra della creatività. Situata in posizione strategica al centro del Mediterraneo è un importante crocevia per le rotte terrestri, aeree e marittime di collegamento tra il sud e il nord dell’Europa. In Italia la qualità della vita è elevata.

L’Italia è la sesta potenza economica mondiale. Con la sua variegata economia di produzione, è un luogo ideale per le aziende che mirano ad aumentare la loro quota di mercato internazionale.

 

Gli stranieri comprano le case italiane

 

La potenza dell’economia italiana sta nella vitalità delle sue imprese di medie dimensioni che si concentrano in mercanzie di consumo e di alta qualità con particolare attenzione al design, che ha ottenuto grandi quote nel mercato internazionale.

Con quasi 60 milioni di consumatori, il mercato italiano offre infinite opportunità alle imprese in espansione.

Perché si dovrebbe investire in Italia?

Il tempo è quello delle opportunità per l’acquisto di immobili in Italia. Il mercato immobiliare italiano è interessante per gli stranieri e attrae investimenti in crescita.

In effetti, con un vivacissimo mercato turistico, gli investimenti immobiliari in Italia sono un’opportunità interessante per gli acquirenti stranieri. Grazie alla sua posizione centrale, l’Italia è facile da raggiungere dalla maggior parte delle capitali europee. Inoltre, ci sono grandi aree da scoprire in Italia. Per molti investitori ben informati le previsioni sono che in queste zone, se si acquista la proprietà oggi, si è in anticipo rispetto a molti investitori che mireranno all’Italia in futuro.

Dopo che i prezzi degli immobili sono scesi per la crisi del mercato immobiliare di questi anni, queste aree particolari presentano delle possibilità per investimenti. Molte di queste aree sono in Sicilia e in Sardegna dove i prezzi degli immobili sono più economici che sulla terraferma.